2 x 146 - Alluvione Bastiglia (MO)

Era trascorso un anno e 8 mesi, dal giorno che il terremoto si era preso le nostre abitudini, e una domenica di gennaio, il 19/01/2014, le acque del fiume Secchia ruppero l’argine e decisero di prendersi quello che di noi era rimasto. Mi ricordavo ancora quanto è duro lasciare moglie e bimbi con le loro paure per portare soccorso a chi è più grave, decisi comunque di fare il mio dovere, e raggiunsi il Centro Op. Comunale. Eravamo in pochi, ma eravamo noi, in quel momento quasi fratelli, ognuno che guardava le spalle dell’altro. Le acque entrarono piano in paese, poco alla volta, quasi a perlustrare, poi fu l’ondata, quella che non perdona, quella che travolge tutto quello che incontra. Quasi a dargli voce, le grida della gente, è così che si è presentata, al nostro cospetto. Diventammo piccoli, omini colorati, in mezzo all’acqua, le braccia stringevano tutto quello che trovavano. I sacchi di sabbia un po’ deviavano la sua traiettoria ma poi scomparvero, assieme alle nostre certezze. Non esitammo a portare soccorso a chi era rimasto nelle vetture, e in quel momento l’adrenalina doveva essere gestita. Conobbi degli amici, anche loro vestivano di giallo/blu, erano sommozzatori, di Parma, mi chiesero di fargli da guida, per portare aiuto a due persone, salii con loro. Non fu semplice, guadammo il fiume con corrente, scavalcammo quanto era rimasto dalla furia dell’acqua, tutto portava il ricordo di quel tragico momento. Le nostre voci erano coperte dal suono degli elicotteri a poche decine di metri sopra le nostre teste, ma arrivammo a destinazione. Un muro di sacchi alto tratteneva alle sue spalle un metro l’acqua. Portammo derrate a una persona, e caricammo l’altra, in grave stato di invalidità. Demmo la nostra posizione e ci facemmo raggiungere da altri “Fratelli” e da lì le due persone divennero 146. Gli occhi grandi dei bambini che mi fissano, mentre la Jeep si allontana è quello che rimane di quel momento nel mio cuore.
 

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