Via degli Inferi

E’ una strada etrusca che porta dall’antica città dei vivi alla monumentale città dei morti. Una profonda gola scavata nel tufo, pareti ricoperte di muschio e rovi, in mezzo alla fitta macchia mediterranea. Lungo il suo percorso centinaia di tombe che risalgono alla notte dei tempi. Da parecchie ore le squadre di volontari stanno cercando una turista dispersa in quel labirinto e i cani hanno finalmente fiutato una traccia: - Laggiù, dietro la fratta, un foro nella roccia! Appena il tempo di fissare la corda all’imbracatura, di accendere la torcia sul casco e inizio la discesa. Odore di muffe e di stantio: a pochi metri dall’ingresso della tomba la luce non filtra già più. Continuo a calarmi; sei, sette metri, un pozzo senza fondo? Il pavimento della tomba è coperto di gelido fango liquido e la camera sepolcrale non è più alta di un metro e mezzo. Appena un passo e maldestramente precipito a faccia in avanti. Sto scivolando, le braccia bloccate lungo i fianchi dalle pareti del budello e già sento tonnellate di roccia comprimere la schiena impedendomi quasi di respirare. Nella luce guizzante della torcia vedo, avanti a me, una sagoma umana: dall’immondo condotto sbucano solo la sua testa, parte del tronco ed una mano. E’ ancora viva, la pelle coperta di mota, gli occhi sbarrati. Vedendomi lancia un grido strozzato. Striscio, cerco di afferrarla, ma lei continua a cadere giù come se una maligna forza la stia trascinando, verso l’inferno. La corda di sicurezza si tende: dall’alto hanno deciso di recuperarmi a forza. La ragazza scompare nel buio. Non sarà mai ritrovata: le mie sono state solo allucinazioni, diranno, dovute alle esalazioni di gas radon. Una recinzione sbarra adesso Via degli Inferi: “Accesso vietato: pericolo di crolli”. Ma, io so, lei è ancora là e aspetta. Me.

 

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