Acqua sporca

Mi trovo in uno stramaledetto film dell’orrore!” Il tono della voce risuona cupo lungo il corridoio: “Diodiodio cos’è questo? Per favore, fa che non sia ciò che sembra!” Il dorso della mano passa sul mento a ripulire resti della colazione, ma trovare un fazzoletto pulito è fuori discussione. “Respira. Così, piano, è solo un bambolotto di plastica. Concentrarsi sulle regole che insegnano al corso. Seguire con il tatto le pareti per uscire dal labirinto tenebroso dello scantinato allagato. Evitare i cavi elettrici, fare attenzione ai tombini aperti sondando con la punta dello stivale il percorso. L’odore di fogna e di gasolio indica che le condutture sono danneggiate: meglio non accendere fiamme vive. E non badare as-so-lu-ta-men-te a ciò che galleggia, inerte. “Ma se esco di qui mi sentiranno! Farò causa a tutte le multinazionali produttrici di torce elettriche. Come pensano si possa salvare qualcuno nel buio più totale se le pile si consumano dopo mezz’ora di utilizzo?” Il livello dell’acqua cresce costante, arriva al petto del soccorritore. “E lo sapevano che il fiume sarebbe straripato! Ci dovevano costruire un grattacielo sopra, loro! Anzi, invece di rialzare gli argini e il ponte, hanno fatto passare di traverso anche le tubazioni! Sti’ scienziati! Ma come “cazzo” si esce! E’ un’ora che sto camminando qua sotto e di cose vive ci siamo solo io e i topi, anzi, i sorci stanno affogando a legioni…” Un rumore flebile percorre il tunnel. “Chi è la? C’è nessuno? Se qualcuno mi sente deve cercare di percuotere il muro o una porta ,o meglio ancora, un tubo di metallo!“ Silenzio, poi echi lontani di detriti che sbattono tra di loro; gli occhi, abituati all’oscurità scorgono finalmente un lieve chiarore: sono le luci d’emergenza del garage sotterraneo. I tettucci delle macchine sbucano come isole dal mare di fango mentre la rampa del garage è la scala che porta al paradiso. Fuori i lampi di luce blu dei mezzi di soccorso illuminano una città cupa e impaurita. Continua a piovere.

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