Il dito di Dio

Mare color del piombo fuso; appena sopra l’orizzonte la linea di un fronte perturbato che si innalza a cupola verso la stratosfera. Si è fatto subito buio notte e i volti della squadra sono illuminati, ad intermittenza, dal blu elettrico dei lampeggianti. Un fulmine; la pioggia si fa scroscio. - Guardate là!
Perfetto, l’imbuto grigio inizia la sua discesa verso la superficie del mare. Ha un attimo di esitazione, la sua sagoma si contorce, poi tocca; inizia a pompare acqua di mare ed energia. Punta verso la riva, risale la spiaggia, macinando sabbia e detriti. Scavalca la strada sdegnoso, abbatte un capannone, poi inizia a frantumare le serre in un’orgia di vetro, metallo e plastica. Quindi risale la collina.
I soccorritori si guardano spaventati. - Laggiù ci sono delle persone… proviamo ad andare.
Ma ora non sono più tanto sicuri sul cosa fare. E’ facile seguire la traccia di un tornado. Almeno fintanto che non è raggiunta la strada che porta al cimitero. Qui i grandi alberi secolari sono stati sradicati come fossero bonsai e giacciono di traverso alla carreggiata. Il parcheggio dietro il camposanto ospita spesso le coppiette in cerca di tranquillità e solitudine: adesso le vetture sembrano macchinine schiacciate e disperse su pavimento da un bambino cattivo. Qualcuno, fortunatamente, si è salvato rifugiandosi oltre il muro del cimitero: si sentono le loro grida terrorizzate. Vengono accese le torce elettriche e la squadra prova ad entrare oltre il lugubre cancello in ferro battuto. Lo spettacolo è di quelli che lascia senza fiato: il tornado si è fermato proprio nel mezzo e sta scoperchiando le tombe. - E’ il dito di Dio che dice ai morti di sollevarsi! Mi volto verso i compagni di squadra: sono rimasto solo. Non posso dargli torto, penso, mentre vengo risucchiato dalla forza della natura e scopro la sua vera identità.
 

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